Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2026 · A cura del team Peoitaly, specialisti di lavoro, paghe e selezione del personale in Italia.
Dall’aumento dei prezzi al potere d’acquisto degli stipendi: i numeri che raccontano come sta cambiando il costo della vita in Italia e quali conseguenze si stanno delineando per famiglie, lavoratori e imprese.
In breve
- Risposta breve: a settembre 2026 i prezzi al consumo in Italia sono aumentati del 4,2% rispetto a settembre 2025 (ISTAT, indice NIC), il valore più alto dell’anno. Ad agosto l’aumento era del 3,3%.
- La spinta arriva soprattutto dall’energia (+22,6% su base annua) e dagli alimentari non lavorati (+5,5%). L’inflazione di fondo, che esclude queste voci, è ferma all’1,6%.
- Nel 2025 una famiglia ha speso in media 2.782 euro al mese; la metà delle famiglie ha speso meno di 2.338 euro. Il 29,4% ha ridotto quantità o qualità del cibo acquistato.
- A fine 2025 il potere d’acquisto delle retribuzioni era ancora inferiore dell’8,6% rispetto al 2019. Nel 2026 i salari contrattuali crescono di nuovo meno dei prezzi.
Fare la spesa, pagare le bollette, sostenere un affitto, spostarsi per lavoro. Sono gesti quotidiani, ma il loro peso sul bilancio familiare è tornato al centro del dibattito economico italiano. E i dati spiegano perché.
A settembre 2026, secondo l’ISTAT, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) è cresciuto del 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto. È il dato più alto dall’inizio dell’anno: a gennaio l’inflazione era all’1,0%. A spingere sono stati i beni energetici e alcuni prodotti alimentari freschi. Fonte: ISTAT, Prezzi al consumo – settembre 2026 (16 ottobre 2026)
Ma l’inflazione, da sola, non basta a capire il carovita. La domanda vera è un’altra: quanto costa vivere oggi in Italia rispetto al reddito che si ha effettivamente a disposizione? Per rispondere bisogna guardare insieme ai prezzi, alla spesa delle famiglie, alle differenze tra territori e, soprattutto, al rapporto tra stipendi e potere d’acquisto.
Carovita in Italia: quali sono i numeri più importanti?
La tabella riassume gli indicatori ufficiali più recenti. Attenzione alle date: i dati sui prezzi si riferiscono al 2026, quelli sulla spesa delle famiglie all’intero anno 2025, l’ultimo disponibile.
| Indicatore | Valore | Periodo | Fonte |
|---|---|---|---|
| Inflazione generale (NIC), variazione annua | +4,2% | Settembre 2026 | ISTAT |
| Beni energetici, variazione annua | +22,6% | Settembre 2026 | ISTAT |
| Alimentari non lavorati, variazione annua | +5,5% | Settembre 2026 | ISTAT |
| Inflazione di fondo (senza energetici e alimentari freschi) | +1,6% | Settembre 2026 | ISTAT |
| Spesa media mensile per famiglia | 2.782 € | Anno 2025 | ISTAT |
| Spesa mensile mediana per famiglia | 2.338 € | Anno 2025 | ISTAT |
| Spesa media mensile per alimentari e bevande analcoliche | 552 € | Anno 2025 | ISTAT |
| Canone medio pagato dalle famiglie in affitto | 438 € | Anno 2025 | ISTAT |
| Potere d’acquisto delle retribuzioni rispetto al 2019 | −8,6% | Fine 2025 | ISTAT |
Un chiarimento prima di andare avanti. Il costo della vita non coincide con l’indice dei prezzi. L’inflazione misura di quanto cambiano i prezzi di un paniere di beni e servizi; non dice quanto una famiglia deve guadagnare per vivere, né quanto spende davvero. Per questo nei paragrafi che seguono i dati sui prezzi e quelli sulla spesa vengono letti separatamente.
Perché il costo della vita continua a pesare sulle famiglie italiane?
Il dato di settembre ha una caratteristica precisa: l’aumento è concentrato nelle voci che è più difficile tagliare. I beni energetici sono saliti del 22,6% in un anno: +25,8% quelli a prezzo regolamentato, +22,5% gli altri. Gli alimentari non lavorati, come frutta, verdura e carne fresca, sono saliti del 5,5%.
Tolte queste voci, l’inflazione di fondo si ferma all’1,6%. È il segnale che il resto del paniere si muove molto più lentamente. Anche il cosiddetto carrello della spesa (alimentari, prodotti per la casa e per la cura della persona) cresce meno dell’indice generale: +1,5% annuo a settembre. Fonte: ISTAT, settembre 2026
Il contesto lo descrive la Banca d’Italia: nei mesi estivi l’inflazione è salita per i carburanti e, sempre di più, per le tariffe di gas ed elettricità, in una fase di tensione sui mercati energetici legata al conflitto in Medio Oriente. Nelle proiezioni di ottobre, l’inflazione media è stimata al 3,2% nel 2026, al 2,4% nel 2027 e all’1,7% nel 2028. Sono previsioni, non dati osservati. Fonte: Banca d’Italia, Bollettino economico n. 4/2026
L’inflazione in Italia mese per mese nel 2026
Indice NIC, variazione % rispetto allo stesso mese del 2025. Dati definitivi ISTAT.
- 1,0
- 1,5
- 1,7
- 2,7
- 3,2
- 3,0
- 2,9
- 3,3
- 4,2
- Gen
- Feb
- Mar
- Apr
- Mag
- Giu
- Lug
- Ago
- Set
Fonte: comunicati ISTAT “Prezzi al consumo”, febbraio–settembre 2026. Il dato di ottobre sarà diffuso dall’ISTAT il 30 ottobre 2026.
Come cambiano le scelte di consumo quando i prezzi salgono? Uno studio della Banca d’Italia sugli anni successivi alla pandemia mostra che le forti variazioni dei prezzi relativi hanno prima fatto crescere la quota di spesa destinata a beni e servizi essenziali, poco comprimibili. La spesa discrezionale è risalita solo gradualmente, con il recupero dei redditi. Lo stesso studio indica che l’inflazione, inizialmente spinta da fattori di offerta come energia e strozzature nelle forniture, dal 2023 ha risentito sempre di più della domanda. Fonte: Banca d’Italia, “Anatomia dell’inflazione e scelte di consumo in Italia dopo la pandemia”, QEF n. 1053 (settembre 2026)
Quando l’inflazione rallenta, i prezzi non scendono: di norma continuano ad aumentare, ma più lentamente.
È la distinzione più fraintesa del dibattito sul carovita. Un’inflazione che passa dal 4% al 2% significa che i prezzi crescono la metà, non che tornano indietro. I livelli raggiunti negli anni precedenti restano: per questo la percezione del caro vita può durare anche quando i dati mensili migliorano.
Quanto costa vivere in Italia?
L’ultima fotografia completa è l’indagine ISTAT sulle spese delle famiglie per il 2025, pubblicata l’8 ottobre 2026. In media una famiglia ha speso 2.782 euro al mese, l’1,0% in più del 2024 in valori correnti. Fonte: ISTAT, Spese per consumi delle famiglie – anno 2025
Più rappresentativo, però, è il valore mediano: 2.338 euro. La differenza è semplice. La media somma le spese di tutte le famiglie e le divide per il loro numero, quindi è tirata verso l’alto da chi spende molto. La mediana è il valore centrale: metà delle famiglie spende meno di quella cifra, l’altra metà di più.
Un punto fondamentale: questi importi indicano la spesa effettivamente sostenuta. Non sono il costo minimo per vivere, né una misura diretta dei prezzi. Una famiglia può spendere meno perché i prezzi sono più bassi, ma anche perché ha un reddito inferiore e rinuncia ad alcuni consumi.
Alimentari
Per cibo e bevande analcoliche le famiglie hanno speso in media 552 euro al mese (533 nel 2024), pari al 19,8% della spesa totale. Il 29,4% delle famiglie dichiara di aver ridotto la quantità o la qualità del cibo acquistato: meno del 31,1% del 2024, ma ancora quasi tre famiglie su dieci.
Abitazione, bollette e affitti
La voce più pesante è quella che riunisce abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili: il 36,0% della spesa totale. I trasporti valgono il 10,6%.
Il 18,1% delle famiglie, circa 4,8 milioni, vive in affitto e paga in media 438 euro al mese (423 nel 2024). Questo dato va letto con attenzione: è la media dei canoni effettivamente pagati da tutte le famiglie in affitto, compresi contratti stipulati anni fa, alloggi pubblici e affitti in piccoli centri. Non corrisponde al canone richiesto oggi per un nuovo contratto in città come Milano o Roma, che può essere molto più alto.
Chi vive da solo e chi ha figli
Le famiglie di una sola persona hanno speso in media 2.070 euro al mese, il 7,2% in più rispetto al 2024. Per le coppie con due figli la spesa è invece scesa del 4,9%, da 3.805 a 3.618 euro. Chi vive da solo non può dividere con nessuno i costi fissi, come affitto, bollette e abbonamenti: per questo il peso del carovita va sempre rapportato alla composizione della famiglia.
Il carovita pesa di più sulle famiglie con redditi bassi?
I dati ISTAT indicano di sì, almeno nel 2026. Nel terzo trimestre i prezzi, misurati con l’indice armonizzato IPCA, sono aumentati del 4,4% per le famiglie con i livelli di spesa più bassi e del 2,9% per quelle con i livelli più alti. Fonte: ISTAT, settembre 2026
La spiegazione sta nella composizione della spesa. Le famiglie che spendono meno destinano una parte maggiore del bilancio a cibo, energia e abitazione, cioè proprio alle voci che quest’anno sono rincarate di più. Le famiglie con livelli di spesa più alti hanno un paniere più vario, dove pesano di più servizi e beni i cui prezzi crescono più lentamente.
Questo confronto riguarda i livelli di spesa, non direttamente i redditi: le due cose sono collegate ma non coincidono. Il dato dice inoltre che la stessa inflazione “media” si traduce in rincari diversi da famiglia a famiglia.
Nord e Sud: il costo della vita è uguale in tutta Italia?
La spesa media cambia molto da un’area all’altra. Nel 2025 le famiglie del Nord-est hanno speso 3.087 euro al mese, quelle del Centro 3.052 e quelle del Nord-ovest 2.974. Nelle Isole la spesa media è stata di 2.338 euro, al Sud di 2.215 euro. Il Nord-est spende il 39,3% in più del Sud. Fonte: ISTAT, spese per consumi 2025
| Ripartizione | Spesa media mensile per famiglia (2025) |
|---|---|
| Nord-est | 3.087 € |
| Centro | 3.052 € |
| Nord-ovest | 2.974 € |
| Isole | 2.338 € |
| Sud | 2.215 € |
Attenzione però a non leggere questa tabella come una classifica dei prezzi. Una spesa media più alta del 39% non significa che al Nord-est la vita costi il 39% in più. La differenza riflette anche redditi diversi, abitudini di consumo, dimensione delle famiglie e quota di proprietari di casa.
Lo stesso vale per le grandi città. Il costo della casa nelle aree metropolitane pesa molto sul bilancio di chi si trasferisce per lavoro, ma confrontare le città con un unico numero porta facilmente a conclusioni sbagliate. Per questo non proponiamo classifiche delle città più care senza dati omogenei e ufficiali.
Carovita e stipendi: il potere d’acquisto degli italiani sta recuperando?
Per rispondere bisogna distinguere due misure. Lo stipendio nominale è l’importo in euro scritto in busta paga. Lo stipendio reale è lo stesso importo corretto per l’inflazione, cioè quello che con quei soldi si riesce davvero a comprare. Se lo stipendio aumenta del 2% e i prezzi del 3%, il potere d’acquisto diminuisce, anche se in busta paga c’è di più.
Nel 2024 e nel 2025 le retribuzioni hanno recuperato una parte del terreno perso. Nel 2025 le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute in media del 3,1%, a fronte di un’inflazione IPCA dell’1,7%. Fonte: ISTAT, Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali – ottobre-dicembre 2025
Il recupero, però, non ha chiuso il divario. Secondo il Rapporto annuale ISTAT, a fine 2025 il potere d’acquisto delle retribuzioni era ancora inferiore dell’8,6% rispetto al 2019. Non significa che gli stipendi in euro siano diminuiti: sono aumentati, ma meno dei prezzi. Fonte: ISTAT, Rapporto annuale 2026 – infografiche
L’analisi di Peoitaly
Nel 2026 la dinamica si è di nuovo invertita. A giugno le retribuzioni contrattuali orarie erano cresciute del 2,4% su base annua, mentre i prezzi (indice NIC) del 3,0%. Da allora l’inflazione è salita al 4,2%. Se le retribuzioni non accelereranno, il 2026 rischia di cancellare una parte del recupero dei due anni precedenti. Fonti: ISTAT, retribuzioni contrattuali aprile-giugno 2026; ISTAT, prezzi al consumo giugno 2026. Il confronto tra i due indicatori è un’elaborazione Peoitaly.
C’è poi un elemento di calendario. In Italia non esiste un adeguamento automatico generale dei salari all’inflazione: gli aumenti arrivano soprattutto con i rinnovi dei contratti collettivi nazionali (CCNL). A fine giugno 2026 circa 3,9 milioni di dipendenti avevano un contratto scaduto in attesa di rinnovo (1,1 milioni nel privato, 2,8 milioni nella pubblica amministrazione), in calo dai circa 5,5 milioni di fine 2025. A dicembre 2025 l’attesa media per chi aveva un contratto scaduto era di 18,9 mesi.
Il ruolo dei CCNL è quindi decisivo. I contratti collettivi fissano i minimi retributivi per livello e mansione, e i loro rinnovi determinano gran parte degli aumenti. Nella contrattazione, il riferimento usato per misurare l’inflazione spesso non è l’indice generale ma una sua versione depurata dai beni energetici importati: in una fase in cui il rincaro viene proprio dall’energia, la distanza tra inflazione percepita e aumenti contrattuali può allargarsi.
I testi dei contratti depositati sono consultabili nell’archivio nazionale dei contratti collettivi del CNEL. Per una spiegazione di come funzionano i CCNL dal punto di vista di chi assume, abbiamo dedicato un approfondimento ai contratti collettivi in Italia (articolo in inglese).
Questo non significa che tutti gli stipendi debbano crescere automaticamente quanto l’inflazione: gli aumenti dipendono dal contratto applicato, dai tempi di rinnovo, dalla contrattazione aziendale e dalle politiche retributive delle singole imprese.
Quali conseguenze può avere il carovita sul mercato del lavoro?
Gli effetti del carovita non si fermano al bilancio familiare. Per chi lavora con le imprese che assumono in Italia, alcune dinamiche meritano attenzione. Sono valutazioni basate sull’esperienza e sui dati citati, non effetti causali dimostrati da uno studio specifico.
- Aspettative salariali. Quando i prezzi delle voci essenziali salgono, è ragionevole attendersi che i candidati valutino un’offerta in base a quanto resta in tasca dopo affitto, bollette e spostamenti, e non solo in base alla cifra lorda.
- Lordo, netto e costo del lavoro. Tra la retribuzione lorda, il netto in busta paga e il costo complessivo per l’azienda c’è una distanza ampia, fatta di contributi, imposte, tredicesima, TFR e altre voci. Il nostro calcolatore di stipendio netto e costo azienda aiuta a stimarla; per le voci che più spesso sfuggono alle aziende estere c’è un approfondimento sui costi nascosti del lavoro in Italia (in inglese).
- Differenze territoriali. I minimi dei CCNL nazionali valgono in tutto il Paese, mentre la spesa delle famiglie cambia molto tra Nord e Sud e tra città e piccoli centri. Le aziende che assumono in aree con costi abitativi elevati possono dover andare oltre i minimi contrattuali per essere competitive.
- Attrazione e retention. Benefit come buoni pasto, welfare aziendale, rimborsi per il trasporto o lavoro da remoto possono incidere sul bilancio di un dipendente in modo concreto. Il loro peso va valutato caso per caso, insieme al trattamento fiscale applicabile.
- Imprese internazionali. Chi entra nel mercato italiano spesso stima gli stipendi partendo da medie nazionali o da confronti con altri Paesi. In una fase di inflazione energetica e di contratti in rinnovo, conviene verificare il CCNL applicabile, le scadenze dei rinnovi e le condizioni locali prima di definire un’offerta.
Come può aiutarti Peoitaly?
Peoitaly è una realtà italiana autorizzata dal Ministero del Lavoro che affianca le aziende internazionali nell’assunzione, nella gestione del personale e nello sviluppo delle proprie attività in Italia.
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Parla con noiDomande frequenti sul carovita in Italia
Quanto è aumentato il costo della vita in Italia nel 2026?
A settembre 2026 i prezzi al consumo erano più alti del 4,2% rispetto a un anno prima (ISTAT, indice NIC). L’aumento è trainato da energia (+22,6%) e alimentari non lavorati (+5,5%); al netto di queste voci l’inflazione è all’1,6%.
Quanto spende mediamente una famiglia italiana al mese?
Nel 2025 la spesa media è stata di 2.782 euro al mese, quella mediana di 2.338 euro (ISTAT). Sono spese effettivamente sostenute, non il costo minimo per vivere.
Perché i prezzi restano alti anche quando l’inflazione scende?
Perché l’inflazione misura la velocità con cui i prezzi crescono. Se rallenta, i prezzi continuano di norma ad aumentare, solo più lentamente: i rincari degli anni precedenti restano.
In quali zone d’Italia si spende di più?
Nel 2025 la spesa media più alta è stata nel Nord-est (3.087 euro al mese), la più bassa al Sud (2.215 euro). La differenza riflette anche redditi e abitudini di consumo, non solo il livello dei prezzi.
Gli stipendi italiani stanno recuperando il potere d’acquisto?
In parte. Nel 2024 e nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono cresciute più dei prezzi, ma a fine 2025 il potere d’acquisto restava inferiore dell’8,6% rispetto al 2019. Nel 2026, con l’inflazione in risalita, i salari contrattuali crescono di nuovo meno dei prezzi.
Perché il carovita interessa anche le aziende?
Perché incide sulle aspettative salariali, sulla capacità di attrarre e trattenere personale e sui rinnovi dei contratti collettivi. Per chi assume in Italia significa valutare con attenzione retribuzione, netto in busta paga e costo complessivo del lavoro.
Nota metodologica e fonti
- Prezzi: indice NIC (per l’intera collettività nazionale), variazioni rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dati definitivi. Il confronto per livelli di spesa usa l’indice armonizzato IPCA. Fonte: ISTAT, 16 ottobre 2026.
- Spese delle famiglie: anno 2025, valori correnti, spesa effettivamente sostenuta. Fonte: ISTAT, 8 ottobre 2026.
- Retribuzioni: retribuzioni contrattuali orarie (29 gennaio 2026 e 29 luglio 2026); potere d’acquisto rispetto al 2019 dal Rapporto annuale ISTAT 2026.
- Contesto e proiezioni: Banca d’Italia, Bollettino economico n. 4/2026 e QEF n. 1053.
Limiti dei confronti. Prezzi e spese misurano fenomeni diversi e non vanno sommati né sottratti tra loro. Le differenze di spesa tra territori non equivalgono a differenze di prezzo. Il confronto tra retribuzioni contrattuali e inflazione nel box “L’analisi di Peoitaly” è un’elaborazione nostra su due indicatori ISTAT distinti. Le proiezioni della Banca d’Italia sono stime. I dati saranno aggiornati con la stima preliminare ISTAT di ottobre 2026, attesa per il 30 ottobre 2026.
Approfondimenti
Questo articolo ha finalità informative. I dati provengono da fonti ufficiali citate accanto a ciascuna cifra; le valutazioni sul mercato del lavoro sono opinioni del team Peoitaly.


